La Storia di Ariano Irpino

La storia della città

L’etimologia del nome Ariano probabilmente deriva da Ab Ara Iani, ovvero da un sacello edificato in onore di Giano. Le origini di Ariano risalgono all’insediamento neolitico della Starza, sito lungo la S.S. 90 bis che conduce da Benevento a Foggia. Ivi sono stati eseguiti scavi archeologici dalla scuola Britannica di Roma nel 1957 – 1962. Sono in corso altri scavi da parte della Soprintendenza Archeologica. 

La vita in questo sito si estingue intorno al 900 a.C.. Successivamente un ramo dei Sanniti fondò Aequum Tuticum (campo o pianura grande) nella zona di S. Eleuterio. Il sito, con il passare del tempo fu romanizzato, divenne nodo stradale importantissimo, tra l’incrocio della Via Traiana est-ovest e la Via Herculea avente direzione nord-sud. Quest’ultima andava all’incirca lungo il tracciato del tratturo “Candela-Pescasseroli”. 

La decadenza di Aequum Tuticum iniziò con le invasioni barbariche, fino a scomparire per via dei forti terremoti. Progressivamente gli abitanti vanno ad insediarsi su “un’area vuota” posta su un’altura a sud, a qualche chilometro di distanza. Essa è anche un’area sacra, perchè sul primo, ora Piano della Croce, si insedia il tempio di Giano e sul secondo, l’attuale Cattedrale, si erge il tempio di Apollo. Inizia quindi l’insediamento sul “Tricolle”, luogo ove ora sorge Ariano, più difendibile per via della sua altura, appartato rispetto alle grandi vie di comunicazione, al riparo, perciò, intorno al VI sec.d.C., dal continuo andirivieni di Goti e Bizantini. Nasce così Ariano, che progressivamente si estende sul Tricolle ed intorno alla fortificazione dei Longobardi, diventa la principale roccaforte longobarda contro i domini Greci e nel X sec.il guastaldato Ariano diventa contea. Succedono i nuovi conquistatori Normanni che ricostruiscono il Castello,ancora oggi visibile.

Qui nel 1140, Ruggero II il Normanno, Re delle Due Sicilie, emana la nuova costituzione nelle famose Assise di Ariano e batte la nuova moneta il Ducato, che dura fino al 1860. Ai Normanni succedono gli Svevi. Ariano subisce saccheggi e devastazioni a causa degli uomini e dei violenti terremoti.

Tramontato il regno degli Angioini, la Città passa nelle mani della famiglia Provenzale dei Desabramo dal 1294 al 1413. Si succedono poi i Carafa ed i Gonzaga. Il 2 agosto 1585 la Città si riscatta dal regime feudale, diventa Città Regia e dipende da questo momento dal Vicerè del Regno delle Due Sicilie.

IL CATASTO ONCIARIO 

Carlo III di Borbone (1716-1788), al fine di uniformare le forme di tassazione precedenti e seguendo il principio che ciascuna imposta dovesse essere proporzionale al reddito, ordinò con un dispaccio reale del 4 ottobre 1740, al quale seguirono poi le Istruzioni Generali del 17 marzo 1741, la redazione di un nuovo catasto.

Ciascun cittadino era obbligato a dichiarare la propria situazione patrimoniale pena gravi sanzioni per cui, nel rileggerlo, abbiamo un quadro molto preciso delle condizioni economiche di ciascuna parte del regno oltre che un elenco nominativo degli abitanti dei singoli comuni.
Si è iniziato uno studio particolareggiato di tali libri anche grazie alla disponibilità dell’Amministrazione Comunale ed al responsabile del Museo Civico ove sono custoditi i tre libri del Catasto Onciario della città di Ariano.

Quanto risulterà dalla loro consultazione sarà riportato su questo sito per essere a disposizione di tutti.
Si allega anche un primo elenco di nominativi estratti dal volume secondo e, per coloro che fossero interessati, per motivi di studio o per avere riferimenti della propria famiglia, sarà possibile richiedere indicando il nominativo ed il numero della pagina, senza alcun onere, via e-mail, le notizie riportate nel Catasto Onciario.

Il Castello

Nel rione Guardia “vi è il Castello, situato in luogo eminente, ed adatto a dominare da per tutto il circuito del territorio, e cosi impedire ogni invasione.

Da i terremoti fu molto rovinato, di modo che al presente (1794) non vi esistono, che quattro ben grandi quasi intieri Baloardi, o siano Torrioni, ed alcune altre fabbriche.

Il suddetto castello fu edificato non tanto ad oggetto di custodire e fortificar la città, ma per impedire ogni invasione del Regno, e sostener ogni assedio in caso di guerra, come l’esperienza ne’ tempi addietro lo dimostrò, e come appunto fu rappresentato al supremo Consiglio di Castiglia in tempo di Filippo IV Re Spagna e di Napoli” “Ariano, città molto popolosa, unica città Regia nella Provincia di Principato Ultra, di somma importanza per il Regno di Napoli, con piazza d’arme e con un antico castello di non facile espugnazione, munito di torri di avvistamento, fossati a secco, mura e fortini, il quale non serve soltanto a difendere quella Provincia, ma soprattutto è il baluardo del Regno, allorquando fosse minacciato dalle anni nemiche.

Edificato in una posizione strategica e di difficile accesso, circondato da barriere naturali, scoscendimenti e dirupi, domina le valli dell’Ufita, del Miscano e del Cervaro, e, dalla sommità, le vedette spaziavano nel vasto giro dell’orizzonte, da un lato territori beneventani e di Montefusco, dall’altro verso la pianja di Camporealee le gole pugliesi”.

“Inglobato nella villa comunale, il castello mostra le caratteristiche peculiari dell’architettura aragonese. Presenta una tipologia di forma pessoché quadrangolare con lati di dimensione diversa e torri disposte agli angoli. I lati più corti sono; il lato nord (40 mt. ca) e il lato sud (56 mt. ca.), i più lunghi sono rappresentati dal lato est (72 mt. ca) e dal lato ovest (81 mt. ca.).

Le quattro torri mostrano un basamento a scarpa in blocchi di arenaria su cui si impostano, ad una certa altezza, volumetrie cilindriche scandite da un redondone in piperno. 11 diametro delle torri varia dai 13 ai 16 metri.

Ogni torre è articolata al suo interno con alcuni vani di varia dimensione, più grandi in basso più piccoli in alto. Questi ultimi sono illuminati e areati da fori di due metri di diametro, mentre negli altri ambienti si rilevano alcune feritoie che si aprono nella spessa muratura sulla quale si individuano alcune preesistenze angioine.

Internamente le torri nord-est e nord-ovest presentano un vano in più.

Le due torri poste sul lato meridionale (sud-est e sudovest) contengono un vano che è collegato con due scale che seguono la direzione delle diagonali della pianta del castello, mentre alle torri nord-ovest e nord-est si accede mediante una scala posta a ridosso del muro settentrionale.

L’edificio di forma quasi quadrangolare, di notevoli proporzioni, datato per tipologia e caratteri tecnico-costruttivi nella fase normanna (XI-XII secolo), è situato sulla sommità del terreno posto all’interno delle mura.

E’ formato da due ambienti riforniti d’acqua mediante cisterne; il che prova la sua funzione originaria di mastio con l’abitazione del conte e dei suoi familiari”.

“Ben poco o non molto ci resta di quello che fu l’integro Castello medioevale”.

Alla fine del 1500, “la storia del Castello, diventa triste e malinconica, e comincia a cedere il posto all’importanza topografica della Città”.

“In primo uno Ponte rutto e fracassato in lo primo ingresso con ligname fracido e quasi inaccessibile. Item un altro Ponte nella porta principale di detto Castello, similmente rotto et marcito et quasi inaccessibile.

Item tutta la habitazione scoperta quasi senza solare, né pone, con una grande quantità di travi et ligname vecchio et fracito gran parte et le muraglie minacciano ruina”.

Alla pittoresca visione dello storico Gabriele Grasso che immagina “il maestro muratore, sospeso con corde ed armato di piccone e paletto perché strappasse con stento e fatica al secolare Castello le pietre per la pavimentazione di qualche strada”, noi contrapponiamo quella più realistica, anche se più tragica, di Tommaso Vitale, riportata in un manoscritto inedito che si conserva presso il locale Museo Civico.

Il nostro maggiore, mentre fuga la visione del Grasso, ci informa anche su altri superstiti bastioni che fortificavano l’intero colle del castello.

“E questo è certo mostrandolo ancor oggi i di lui avanzi, e le fabriche che n’esistono di quattro Baloardi che resistendo all’intemperie del tempo dl più secoli a i non rari strepitosi moti della terra ed anche alla violenza delle mine di polvere pure sono in buono stato con tre delle quattro cortine fuori di due altri Bastioni de’ quali ancor se ne conoscono le vestigia uno vicino la Chiesa di S. Sebastiano ed un altro da sopra la Casa del distretto della Parrocchia di S. Stefano che attaccano col largo di detto Castello”.

“Or più non resta che il povero rimpianto, …austero e muto/ dall’insania e dai turbini corroso/resta il colosso con le vuote occhiaie”.

“Dormi, o castello millenario, dormi il tuo sonno mentre le unghie del tempo, e la mano dell’uomo ti stracceranno i fianchi; statti divoto e muto, perché gli Arianesi vi seggano pensosi di sé e della patria loro come Mario sulle rovine di Cartagine”.