le sacre spine / storia
Rievocazione storica del dono delle sacre spine

Il periodo storico che, in particolare interessa la rievocazione storica del dono delle Sante Spine inizia con la morte di Federico II (13 dicembre 1250) e termina con la vittoria di Carlo I d’Angiò su Manfredi e la sua succesiva venuta in Ariano nel 1269.
Morto Federico II, in assenza di suo fratello Corrado, Manfredi, figliastro di Federico II (la madre, Bianca Lancia, non era stata sposata dall’Imperatore) prese le redini del Regno per fronteggiare con immediatezza le aspirazioni papali sul Regno. Napoli, Capua, Aquino, Nocera, seguite da Troia e, probabilmente anche da Ariano, che avevano offerto la sudditanza al Papa furono affrontate da Manfredi che presa Troia facendola presidiare da un contigente mercenario tedesco con a capo Hegano, quidi represse la rivolta in Bari e Barletta per poi assediare Napoli mentre il fratelloEnrico andava in Sicilia per prevenire eventuali ribellioni.

Nel 1251 scese in Italia Corrado, che comportandosi come il nonno Errico, conquistò Napoli, pretese una colletta saccheggiando le città che non avessero immediatamente ottemperato, come Ascoli e Celenza in Capitanata, e, non fidandosi neanche di loro, ridimensionò i parenti limitando i poteri di Manfredi e richiamando Enrico dalla Sicilia (morto poco dopo forse per veleno).

Nel 1254 morì Corrado (forse per veleno) ed il Baliato del regno venne affidato al Marchese Bertoldo di Honebruk. Non riuscendo questi a governare, gli si sostituì Manfredi in nome del nipote e, dopo l’incontro di Ceparano con il Papa, come vicario pontificio.
Questo stato precario di cose, con un Papa che si affermava militarmente nel Regno, non poteva durare a lungo. Manfredi uccise Borrello d’Anglona passato nelle fila del Papa e rifiutò di presentarsi per giustificarsi davanti a Lui, entrò in Lucera acclamato dai Saraceni fedeli alla casa Sveva, quinsi si mise in marcia verso Bisaccia, mentre il Legato pontificio (Cardinale di S. Eustachio, nipote del Papa) si era attestato in Troia. Ritenendo Manfredi non conveniente assalire Ascoli, ripiegò su Foggia occupandola, quindi si portò in forze contro Troia. Il Cardinal Legato ritenendo più difendibile Ariano, si ritirò in questa città con tutto il suo esercito, in attesa di ordini dal Papa che era a Napoli.

La morte del Papa in Napoli interruppe l’azione delle truppe pontificie ed il Cardinal Legato e gli altri nipoti del Papa, con le truppe si portarono subito in Napoli lasciando Ariano sola a difendersi dalle truppe imperiali. Ariano resistette bene anche grazie alla sua posizione ben difendibile, per cui Federico Lancia (zio di Manfredi) e comandante delle truppe assedianti, decise di prenderla con l’inganno: mandò ad Ariano dei finti fuoriusciti di Lucera con l’offerta di coadiuvare gli arianesi nella difesa della città ed ottenne il loro ingresso tra le mura. Sorprese così i difensori di notte facendone strage. La città fu completamente distrutta ed i pochi sopravvissuti costretti ad andare fuori dal teritorio della città.

Nel 1262 Urbano IV invitò Manfredi a comparire innanzi a lui per giustificarsi “super destructine civitatis Arianensis quam per Saracenos fecit funditus dissipari”
Nel 1264, non riuscendo a superare la resistenza di Manfredi, il Papa chiese l’intervento di Luigi IX che rifiutò lasciando che fosse il fratello Carlo d’Angiò ad intervenire.
Il 26 febbraio 1266 Manfredi riunì i suoi fedeli nei pressi di Benevento ed affrontò le truppe di Carlo d’Angiò, resistette fino alla morte con i suoi Saraceni mentre i Baroni pugliesi, con in testa suo zio Maletta si davano alla fuga. Tutte le città si arresero tranne Lucera ove era Elena d’Epiro, seconda moglie di Manfredi con i figli. Prima che la città cadesse ad opera di Filippo di Monforte, Elena ed i figli tentarono la fuga, ma furono riconosciuti a Trani ed imprigionati.

La guerra con gli Svevi ebbe termine nel 1268 con la battaglia di Tagliacozzo che portò alla cattura di Corradino di Svevia ed all’assedio di Gallipoli ove si erano rifugiati gli ultimi filo-svevi. Il 29 ottobre 1268 nella località Campo Morticino (attuale piazza del mercato in Napoli) fu decapitato Corradino di Svevia.

Nel 1269, come scrisse il P. Abate Capozzi “… passando per la distrutta città di Ariano, e commiserando le sue rovine, volle tutta camminarla, e non vi trovò un solo uomo, ma solamente erba germogliata sopra le rovine; che però le venne in animo a riedificarla, incominciò l’opera, ed a spese regie fabbricò la Cattedrale, facendola munire di grosse mura e dando fine all’impresa di rifare il castello, e vi mandò molti popoli…” (T. Vitale Storia di Ariano e sua diocesi pag. 73). Fatta ricostruire la città, Carlo d’Angiò la diede ad Errico Valdimonte (Henri I° Vaudemont) con il titolo di Contea unitamente a Montefusco, Paduli, Laurino, Zungoli, Lapolla, Casola.
In questa occasione si ritiene abbia donato al vescovo Pellegrino le due Spine della Corona di Cristo.
Le Sante Spine
Non è stato trovato, al momento, un documento che dimostri l’avvenuta consegna delle SS. Spine da Parte di Carlo d’Angiò alla città di Ariano quale premio per la fedeltà alla causa del Papa e per la distruzione patita, ma molti sono gli indizi che confortano tale ipotesi:

- la Corona di Spine (che poi era una calotta che copriva tutto il capo) era in possesso di S. Luigi Re di Francia e fratello di Carlo d’Angiò (Baldovino II, a seguito della necessità di finanziamenti per il cadente impero Latino fu costretto ad impegnare presso i Veneziani la sacra Corona che poi venne offerta al Re S. Ludovico che per Essa fece erigere la Santa Cappella nel suo palazzo di Parigi);

- che nella Storia Ecclesiastica del Racine (sec. XIII) “ si argomenta che Carlo I d’Angiò, fratello del suddetto S. Ludovico nella sua venuta in Italia per impossessarsi del regno di Napoli, tra le cose più rare e preziose, che portò seco, fossero alcune SS. Spine, svelte dalla Corona, che era riferita Santa, e Real Cappella di Parigi; tanto più, perché è certo che ne fece dono di alcune alla Cattedrale di Napoli, allorchè con somma munificenza la edificò; nella quale sono state per molto tempo esposte alla pubblica venerazione nella Cappella del Crocifisso, juspadronato della famiglia Caracciolo; e dal Pontefice Innocenzo XIII nel 1723 fu concesso potersene recitare in essa Cattedrale l’Officio proprio, o sia particolare; la cui recita fu concessa anche alla suddetta Cattedrale di Andria, ed a questa di Ariano” (T. Vitale Storia di Ariano e della sua Diocesi pagg. 239/40);

- che, per quanto sopra scritto, nel riedificare le principali Cattedrali, Re Carlo le “dotò” di Sacre reliquie;

- che il ricordo delle Reliquie in Ariano è antichissimo e riportabile al periodo angioino.


 
 
 
 
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